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Cari amici e Care amiche,
il 2021 è stato un anno particolare e pieno di difficoltà. Il nostro impegno e la nostra passione per l’essere umano in tutte le sue espressioni e in tutte le sue fasi evolutive hanno preso nuove strade e abbiamo continuato a promuovere idee ed iniziative. Le nostre attività si sono concentrate sui seguenti filoni:
1. Informazione e divulgazione di saperi e strumenti utili alle famiglie. La psicologia e la pedagogia sono fonte di ispirazione e di crescita per tutte noi e crediamo profondamente che possano essere utili a tutti per affrontare la vita e in particolare le relazioni familiari ed educative a sostegno dei bambini e dei ragazzi. Dedichiamo una parte del nostro lavoro a tradurre i contenuti interessanti che appartengono alla nostra formazione in stimoli e consigli semplici, pratici e comprensibili da per fornire aiuto e input di crescita a tutti e in particolare ai genitori che ci seguono. Nel fare questo seguiamo la tradizione della psicologia umanistico esistenziale e dei suoi principali maestri che hanno lavorato per arrivare al cuore delle persone, e non solo dei professionisti del settore, per stimolare in loro consapevolezza e cambiamento. Sul nostro sito www.oltrelatenda.com nella sessione blog potrete trovare articoli, video, audio e contenuti multimediali per aiutarvi ad affrontare le problematiche più comuni della vita familiare e la gestione dei figli; lo stesso sui nostri canali socia Facebook, Instagram e Youtube dove potrete accedere a immagini, racconti, stimoli multimediali e video che abbiamo creato sulla base delle richieste e delle situazioni problematiche che maggiormente ci troviamo ad affrontare con le famiglie che ci chiedono aiuto. 2. Diffusione e formazione del modello Oaklander. Il 2021 è stato un anno importante in questo senso perché finalmente si è concluso il nostro progetto di traduzione dell’ultimo testo di Violet Oaklander “Hidden Treasure” (2006) ed è uscita la sua prima edizione Italiana a cura della casa editrice Homo Scrivens “Il tesoro nascosto. Alla ricerca del sé del Bambino” con una splendida prefazione di Giandomenico Bagatin. Il testo è stato presentato a marzo 2021 e per quel giorno siamo riuscite ad avere una lunga intervista con l’autrice che purtroppo ci ha lasciati qualche mese dopo. Violet è stata non solo una psicoterapeuta,ma anche una maestra senza pari e siamo grate a lei e alla sua storia per tutto quello che ci ha donato e ci ha consentito di scoprire e praticare. Oggi più che mai siamo fiere di portare avanti questo metodo attraverso il nostro lavoro, la formazione e il contatto costante con le sue collaboratrici della fondazione Oaklander e in particolare con Lynn Stadler che ospitiamo ogni anno con straordinari training dedicati agli operatori del settore. 3. Interventi gratuiti a sostegno della famiglie E qui, soprattutto qui, interviene il vostro fondamentale contributo! Attraverso il 5x1000 che ci donate ogni anno garantiamo a tante famiglie un primo sostegno psicologico e orientamento educativo online, dall’inizio della pandemia, e quando possibile anche in presenza, come nostra consuetudine. Quest’anno è poi partito il nostro “Progetto nascita” e siamo orgogliose di poter già fare un primo bilancio positivo di questo progetto dedicato alle neo mamme che le accompagna durante la gravidanza e nei primi sei mesi di vita nel percorso di costruzione della famiglia e di sviluppo del nuovo nato. Un progetto dedicato alle donne e al loro benessere come persone prima ancora che come mamme, ma anche ai figli e a tutti i componenti della famiglia. La vera prevenzione parte da qui, dai primi momenti in cui un bambino e una bambina vengono pensati, concepiti e dati alla luce e noi siamo volute arrivare lì, gratuitamente, per chiunque voglia approfittarne per dare informazioni chiare, sostegno competente e fornire empowerment al nuovo nucleo familiare. Abbiamo seguito 4 donne negli ultimi mesi oltre che lavorato alla diffusione di questo tipo di prospettiva e siamo pronte a prendere in carico altre persone che lo desiderino. 4. Il lavoro nelle scuole del territorio I primi mesi del 2021 sono stati caratterizzati da interventi online, in dad, in una fase davvero difficile e faticosa per genitori, figli e insegnanti. Abbiamo capito però quanto fosse importante proprio in questo momento essere presenti, fornire supporto alle famiglie e parlare di emozioni e stati d’animo in classe. Sicuramente anche le istituzioni in questo momento di emergenza hanno sentito l’urgenza di dare più spazio al lavoro psicologico a scuola e speriamo che queste intuizioni inevitabili possano diventare conoscenza e pratica condivisa da tutti anche a lungo termine. Il ritorno a scuola è stato sì liberatorio, una boccata d’aria, ma allo stesso tempo completamente nuovo, una boccata d’aria con mascherina e paura del contagio, in più precario e a termine, infatti mentre scriviamo siamo di nuovo in dad; infine difficile perché ci si abitua anche alle condizioni più strane e tornare alla normalità ha bisogno di allenamento e aiuto soprattutto per chi già aveva difficoltà prima. Il lavoro in presenza è tornato quindi con grande potenza dovendo far fronte a situazioni di difficoltà relazionale profonde e sintomatiche. Ad oggi è chiaro che dobbiamo continuare a lavorare con flessibilità per assecondare i cambiamenti continui e trovare nuove strategie e modalità per aiutare le famiglie e le scuole incontrando i reali bisogni che emergono ogni giorno. Vi auguriamo un buon 2022 Lo staff di Oltre la tenda
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Con il tuo contributo sosterrai le attività che Oltre la tenda svolge da anni sul territorio: 🤹♀️ Progetti psico-educativi nelle scuole di ogni ordine e grado 👨👩👧👦Attività per bambini e famiglie appartenenti a tutti i contesti sociali 🧶 Progetti di ricerca e intervento per il benessere psicologico e sociale Dona il tuo 5x1000 a Oltre la tenda!! www.oltrelatenda.com I modelli per la dichiarazione dei redditi CU, 730 e UNICO contengono uno spazio dedicato al 5 per mille. Nella sezione relativa al “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale” puoi firmare e indicare il codice fiscale dell’Associazione “Oltre la tenda. Uno spazio per crescere insieme" c. f. 95160440632 Filosofia e obiettivi"Oltre la tenda. Uno spazio per crescere" è un'Associazione di promozione sociale che dal 2012 opera nella città e nella provincia di Napoli.
Scopo di "Oltre la tenda" è promuovere consapevolezza e crescita culturale e psicologica. Rifacendosi ai valori e ai principi della Psicologia Umanistica e Esistenziale svolge un’azione complessa di ricerca, formazione e intervento per incrementare il benessere e la capacità di partecipazione attiva e critica delle persone. Le attività si rivolgono a tutte la fasce di età e a tutti gli strati sociali, con particolare attenzione alla comunità educante e alla formazione di bambini e ragazzi come minoranza potenzialmente attiva nella trasformazione e innovazione culturale, psicologica, educativa e sociale. Obiettivo è l'integrazione e la convivenza di diversità e opposti sia nell'ambito della rete sociale sia nell'ambito delle relazioni interpersonali dei microsistemi di appartenenza e in definitiva anche all'interno di ciascuno di noi. Attraverso un approccio sistemico e organismico prende le distanze da una visione scientista, sostenuta dal potere socioeconomico e istituzionale, e da una chiara distinzione tra normalità e patologia ricercata attraverso la definizione di un numero sempre crescente di etichette diagnostiche e cure psicologiche e farmacologiche, e la stigmatizzazione di un numero sempre maggiore di fenomeni sociali devianti. Mario Mastropaolo scrive che la Psicologia Umanistica: " Definisce il concetto di autorealizzazione come la via per raggiungere quel benessere inteso come potenzialità umana innata di sviluppare creativamente l'espressione della vita interiore, attribuendo rilevanza e significato a pensieri, sentimenti, modalità soggettive dell'esperienza di essere nel mondo. Sostiene che l'inibizione del processo descritto è la chiave di comprensione del malessere psicologico. Ritiene, quindi, indispensabile promuovere la formazione di un campo della coscienza etica ispirato a principi e valori non autoritari. Ne deriva, dunque, che il malessere è il tradimento dell'umanità dentro se stessi e nella relazione con gli altri" (Mastropaolo, Manifesto della Psicologia umanistica, esistenziale e transpersonale, Effigi, Arcidosso, 2012). L'attività continua, in cui cooperano tutti i professionisti e gli autori di questo libro, di ricerca, psicoterapia, formazione, incontro, sensibilizzazione, riflessione teorica, scrittura, pressione e alleanza con le istituzioni è una forma in continuo cambiamento finalizzata al radicamento e alla creazione di pratiche e saperi della comunità, che partano da questi principi operando dal basso, e producano piccoli, ma significativi, cambiamenti interni alle persone, alle relazioni e ai sistemi. Scopo ultimo è quindi la promozione di una trasformazione culturale orientata a formare persone che siano a loro volta promotrici di benessere e rispetto. Le attività dell'Associazione consistono in una sperimentazione continua verso la naturale tendenza, interna all'organizzazione del gruppo di lavoro di "Oltre la tenda", a garantire il rispetto e la valorizzazione delle persone e delle competenze professionali evitando totalmente una verticalità nei rapporti. L'Associazione, quindi, in primo luogo, promuove rispetto per i lavoratori, parità nei rapporti di collaborazione, valori non scontati e ancor di più rari, purtroppo anche nel nostro settore di intervento, e si propone come uno spazio aperto a tutti in cui poter condividere e sostenere iniziative comuni purchè seguano i principi e si rivolgano a obiettivi delineati. Da "La rabbia e l'energia aggressiva. Percorsi di rigenerazione umana", Homo Scrivens, 2019 a cura di F. Cannata Oltre la tenda ed Emanuela Russo Krauss, istruttrice di Hatha Yoga, hanno deciso di unirsi e di fare un piccolo regalo alle famiglie. Con la conduzione di Emanuela vi accompagneremo in un viaggio attraverso semplici posizioni yoga, che permetteranno a voi e ai vostri figli di vivere un momento di condivisione e benessere. Il seguente articolo è una riflessione sui temi rilevati dall’indagine “Vivere lontani ai tempi del Covid-19”, alla quale hanno partecipato oltre 600 Italiani nel mondo.
Ringraziamo i partecipanti per avere condiviso le loro esperienze e emozioni, alle quali speriamo di poter dar voce, e nelle quali, essendo anche noi emigrati, in Irlanda, ci riconosciamo. Con affetto Davide e Rossella Il senso di appartenenza ai gruppi è un quesito complesso in psicologia sociale. Nessuno appartiene a un’unica comunità, possiamo essere al contempo membri di una famiglia, di una religione, di una categoria professionale, di una fazione politica, di una città, di una nazione. A sua volta, la salienza che ciascuna di queste appartenenze riveste nella vita di ciascuno di noi varia nel tempo e in relazione agli accadimenti che caratterizzano la nostra vita nel presente. Il grande psicologo tedesco Kurt Lewin sosteneva che il senso di appartenenza ai gruppi si rafforzasse nel momento in cui si avvertiva l’esistenza di un destino comune, ovvero l’interdipendenza da parte di tutti i membri della comunità nell’affrontare la stessa sfida. Valutazioni successive (Guibernau, Montserrat, 2004) hanno sottolineato come il senso di appartenenza ai gruppi sia influenzato da due variabili. La prima è appunto il senso di destino comune. La seconda è la percezione di somiglianza: più le nostre esperienze sono simili maggiore è il senso di appartenenza alla comunità. Il socio-costruttivismo descrive l’identità sociale come un processo continuo di costruzione tra il singolo individuo, il contesto storico e socio-culturale e le relazioni interpersonali (Shotter, 1993). La situazione identitaria degli Italiani all’estero è particolarmente complessa. Da una parte vi è l’Italia, la terra madre che però si è voluto o dovuto lasciare; dall’altra una comunità nuova, costituita da altri immigrati e dagli autoctoni, nel Paese ospite. L’emergenza Covid-19, e la sua rapida e crescente diffusione in Italia prima che in altri paesi, ha provocato una dissonanza nel vissuto identitario degli italiani all’estero. Da una parte, infatti, in Italia, il virus si espandeva rapidamente mentre misure sempre più severe venivano implementate dal governo per rallentarne la diffusione. Dall’altra, all’estero, complici numeri ancora più bassi che nello stivale, la situazione era percepita con minore preoccupazione e la vita della comunità locale continuava a scorrere più o meno normale: negozi, ristoranti e bar erano affollati, si continuava ad andare al lavoro. Chi aveva ragione allora? Il Covid-19 era un caso italiano, una peste che forse per sfortuna, forse per mancanze del nostro governo, si era diffusa da noi, ma non avrebbe scalfito il sistema dei paesi “meglio attrezzati” nei quali gli Italiani si erano trasferiti? Oppure l’Italia era un esempio di quello che sarebbe potuto succedere in mancanza di adeguato controllo e provvedimenti tempestivi in tutti i paesi del mondo? Di fronte a un flusso di informazioni contrastanti e ambigue, a un futuro incerto, e alla doppia sfida di tutelare la salute e mantenere in piedi un sistema economico produttivo, l’Italiano all’estero si è trovato costretto a scegliere, a identificarsi emotivamente, cognitivamente ed a livello comportamentale con la narrativa della propria Nazione o con quella del Paese ospite. Secondo i dati emersi dalla nostra indagine gli Italiani all’estero hanno avuto entrambe le reazioni. Alcuni infatti, sebbene in larga minoranza, hanno criticato la reazione italiana, poco attenta alle libertà individuali e allo sviluppo dell’economia, sentendosi tutelati meglio da un approccio avvertito come più razionale. La maggior parte dei rispondenti però, ha visto nell’Italia una proiezione di quello che sarebbe potuto essere il futuro prossimo del Paese in cui risiedevano. La sensazione è stata quella di vivere la trama di un film già visto, mentre i cittadini del Paese ospite ignoravano la “lezione” dell’Italia. Mentre i numeri crescevano e le politiche tardavano ad arrivare molti Italiani all’estero si sono quindi sentiti poco tutelati dalle istituzioni della terra in cui vivevano, e stranieri rispetto al vissuto di chi li circondava. C’è chi si è sentito “deriso, incompreso, allarmista”, mentre si cercava “di sensibilizzare senza essere creduti”. Allo stesso tempo le misure restrittive in Italia hanno avuto l’effetto paradossale di eliminare le barriere della distanza. Essere all’estero non è più elemento rilevante rispetto alla possibilità di comunicare, dal momento che gli incontri sociali di persona sono proibiti anche per coloro che vivono nella stessa città. Si moltiplicano quindi i raduni online, al quale l’Italiano all’estero può partecipare come pari: “Questa emergenza è servita per farci capire che si può comunicare anche a distanza”, scrivono “e sentirci vicini ma lontani. Penso sia stata l’occasione per capire chi sono i veri affetti della vita”. L’aumento delle comunicazioni e la dissonanza rispetto alla percezione dei residenti del Paese ospite ha quindi portato la maggioranza degli Italiani all’estero a un cambiamento nella percezione del destino comune, ad uno spostamento della salienza data all’identità comunitaria con il Paese ospite, in favore di una maggiore importanza per l’identità di Italiano. Non è infatti raro che i residenti all’estero sentano, accanto agli attesi sentimenti di preoccupazione, tristezza, ansia, frustrazione e isolamento, anche un rinnovato orgoglio e consapevolezza di avere, in quanto italiani, la possibilità di aiutare i propri amici e conoscenti e le istituzioni locali a prepararsi al futuro. Informare amici e conoscenti sul rischio legato al diffondersi del coronavirus, infatti, viene indicata come una delle strategie di coping più efficaci. Un’altra azione particolarmente utile per vivere meglio questo periodo di incertezza e precarietà sembra essere il mantenere contatti, seppure a distanza, con altri Italiani residenti nel Paese ospite. Infatti nessun altro gruppo può allo stesso tempo condividere un sentito comune e fornire indicazioni pratiche sul miglior modo di comportarsi e gestire sfide legate al lavoro, alla propria situazione di vita, o alle pratiche di rientro in Italia. Infine, non è raro da parte dei nostri rispondenti esperire frustrazione e solitudine per la lontananza da casa, dai propri cari e dal proprio Paese, acuiti dall’impossibilità di raggiungerli e dall’incertezza della durata di tale condizione. Molti Italiani all’estero stanno, in questo momento, riconsiderando le loro scelte di vita. Infatti, quando le circostanze mutano e così repentinamente è normale esperire cambiamenti nelle proprie considerazioni e nelle proprie priorità e decisioni. Questo è frutto di un naturale processo di accomodamento ed adattamento alle condizioni presenti al quale, ipotizziamo, gli Italiani all’estero sono particolarmente abituati. È importante tuttavia che tale processo avvenga sulla base di dati concreti e razionali e che non sia dettato dall’esperienza di un disagio emotivo incontrollabile. La ricerca condotta sugli italiani all’estero verrà sottoposta ad ulteriori analisi statistiche e tematiche al fine di descrivere e caratterizzare in maniera più dettagliata le esperienze degli Italiani all’estero durante l’emergenza Covid-19 in Italia. Nel frattempo, ci auguriamo che le misure di contenimento dimostrino un sempre più ampio effetto. Fino ad allora, come si dice qui in Irlanda, “stay safe”. Dott.ssa Rossella Di Domenico, laureata in Neuroscienze, psicologa clinica e PhD student email: [email protected] Dott. Davide Cannata, laureato in Psicologia del Lavoro, data analyst e PhD student email: [email protected] Riferimenti: Guibernau, Montserrat (2004). "Anothony D. Smith on Nations and National Identity: a critical assessment". Nations and Nationalism. 10 (1–2): 125–141. doi:10.1111/j.1354-5078.2004.00159.x. Shotter, J. (1993). Becoming someone: Identity and belonging. In N. Coupland & J. F. Nussbaum (Eds.), Discourse and lifespan identity. La diffusione pandemica del virus covid-19 sta portando con sé la realizzazione di paure ataviche, che hanno l’isolamento come risposta unanime di difesa e un atteggiamento di diffidenza nei confronti della comunità a cui si appartiene. Ma gli uomini sono animali sociali, che vivono di rapporti e si nutrono del confronto con gli altri; chiusi tra le mura delle abitazioni per un tempo indefinito, aprono il proprio animo a paura e angoscia che li raggiungono più veloci del virus stesso. La differenza tra paura e angoscia è che la prima ci accompagna da sempre, è una delle emozioni universali che ci permette di attenzionare il pericolo, ed è sempre riferita a situazioni concrete. Lo stato di angoscia, invece, si manifesta in situazioni di instabilità e incertezza, quando non abbiamo chiarezza del pericolo che sentiamo come imminente. Il filosofo Soren Kierkegaard riconosce nell’angoscia il sentimento del “possibile” collegato alla condizione temporale del futuro, dell’avvenire, ma allo stesso tempo vede in questo anche l’espressione della capacità di ricordare il passato e progettare il futuro.
L’unica soluzione all’angoscia secondo Kierkegaard non è la prevenzione o il calcolo delle probabilità, poiché “nel possibile, tutto è possibile”, ma l’abbandonarsi alla fede religiosa, alla fiducia assoluta e incondizionata nell’Eterno che libera l’uomo dalla concentrazione su se stesso e sul finito. E la stessa risposta ha raggiunto poche sere fa tutti noi, attraverso le parole di Papa Francesco che “come una carezza all’umanità smarrita” ci ha parlato di fratellanza, di amore, di condivisione. Ci ha ricordato che apparteniamo tutti a una stessa comunità, un termine che può essere ricondotto a communitas e quindi a Koinonia che sta a significare “unione”, dove il destino del singolo è definito dalla comunità di appartenenza. “Ci credevamo sani in un mondo malato” dice ancora il Pontefice. Bisogna allora riscoprire i territori dimenticati, quelli che avevamo smarrito nella conduzione frenetica della nostra quotidianità come la vita familiare, lo sguardo di un figlio, di un passante, di noi stessi. E in questo tempo sospeso ci accorgiamo umani, alla ricerca del sentimento della pietas come virtù sociale dove ci si realizza solo se inseriti armonicamente in una trama di valori. Si riscoprono così molti aspetti emozionali positivi che diventano una risorsa come la solidarietà, la carità, la compassione che ci spingono a concentrarci sugli effetti e non sulle cause di ciò che sta accadendo e a renderci migliori. Molti iniziano a recuperare le amicizie perse, a ritrovare la fatica di impegnarsi nelle cose che si sono da sempre desiderate, a dedicarsi a se stessi, a coccolarsi, a coccolare. E accade che anche questa pandemia diventi un occasione per ritrovarci in un modo nuovo, per dedicarci alla riflessione e ad una differente percezione del tempo e dimostrare al mondo che nulla è stato inutile. Dott.ssa Rosalia Rossi, pedagogista, docente (scuola secondaria superiore) esperta in disagio e devianza minorile . mail: [email protected] “Quando è l’ora di fare la nanna” Proposte per il rilassamento e il benessere di genitori e figli.4/3/2020 In questi giorni, in cui siamo tutti a casa, molte famiglie sono in difficoltà nella gestione della routine quotidiana.
Gli impegni esterni servivano a darci limiti e obiettivi nella giornata, rappresentavano un canale privilegiato per impiegare energia e ci consentivano di tornare a casa stanchi, scarichi e spesso anche soddisfatti di ciò che avevamo realizzato. In questa nuova e strana quotidianità, sia per gli adulti che per i bambini, il momento di andare a letto può essere ancora più difficoltoso del solito. L’aspetto positivo di questa situazione è che possiamo avere un po’ più di tempo da dedicare al nostro benessere personale e familiare e potremmo usarlo per realizzare un momento di rilassamento, coinvolgendo tutta la famiglia, funzionale ad andare a letto. Creare una ruotine dell’addormentamento aiuta sicuramente i bambini ma, soprattutto, fa bene ai grandi. In questo periodo così carico di preoccupazioni e di stimoli ansiogeni, la notte con il buio, il silenzio, la fine delle attività casalinghe e la necessità di lasciarci andare al riposo diventa spesso la cassa di risonanza di paure, angosce e tristezze. Non possiamo modificare questi stati emotivi, ma possiamo dedicare uno spazio-tempo all’affettività, al sentirci vicini, al calore che cura le ferite e le paure, a sentire il nostro respiro e a sorridere tra di noi. Dedicare un tempo alla cura e alla serenità è una necessità che dobbiamo coltivare per i nostri figli e allo stesso tempo imparare da loro. Suggeriamo una serie di spunti e di possibili attività da fare insieme ai bambini, ad iniziare dal tardo pomeriggio fino al momento dell’addormentamento.
Se invece volete avere qualche idea per fare yoga con i vostri figli, vi invitiamo a vedere il video Oltre lo yoga - Esercizi per genitori e figli sul nostro canale youtube Oltre la tenda, è una semplice e facile video lezione condotta da Emanuela Russo Krauss, istruttrice di hatha Yoga e promotrice del progetto "YogaRisateFiabe". Una volta che i vostri figli saranno addormentati vi consigliamo di usare il meno possibile smartphone e altri dispositivi elettronici o comunque di utilizzarli per avere comunicazioni con persone lontane piacevoli e nutrienti e di trovare altre attività rilassanti e poco impegnative (film, libro, camomilla, continuare da soli con gli esercizi suggeriti più congeniali) per non perdere gli effetti del lavoro svolto con i bambini. Non ci resta che augurare buona notte a tutti!!! Chiara Catapano e Francesca Cannata Psicologhe e Psicoterapeute Associazione Oltre la tenda. Uno spazio per crescere CONTATTACI PER RIFLESSIONI, DUBBI, DOMANDE E SE HAI BISOGNO DI UN SOSTEGNO PSICOLOGICO risponderemo velocemente: [email protected] fb: Oltre la tenda |
Autori: psicologa |